Il mito della sala: qui si contano notti e luce
Qualcuno cerca in un palazzo barocco un palco. Paladore non lo è. Il salone ha un pianoforte, due sedie, una lampada. Lei ascolta o tace. Nessuna posta da contare.
La sera appartiene alla notte che ha acquistato. Dopo la tavola si apre la terrazza. I tetti di Lecce, un vento basso, niente insegne. Poi si torna al lino.
Condizioni della casa lo dicono per esteso: soggiorno, non gioco d’azzardo, foro a Lecce. In queste note basta il cortile. AlaMomento nomina la luce, non un tavolo.
Chi resta quattro notti smette di cercare un programma. Resta il tufo, il caffè, il chiostro. La casa è questo. Il resto è altrove, non qui.